Intervento di Flavio Zanonato a Mazara del Vallo

Gli stock ittici del Mediterraneo si stanno riducendo e alcuni sono sul punto di esaurimento, il 93% degli stock ittici risulta sovrasfruttato. Per questo motivo lo scorso aprile la Commissione Europea ha lanciato la strategia mediterranea, per migliorare lo stato degli stock di pesca con un’attenzione particolari per le questioni sociali nei piani di gestioni. Spero che nei prossimi mesi questa strategia possa prendere una forma più concreta. Le ragioni che hanno portato all’attuale criticità degli stock ittici sono diverse e complicate. L’inquinamento e il cambiamento climatico certamente giocano un ruolo molto importante. Ma non ci può essere alcun dubbio che la pesca eccessiva è una delle cause principali.

Nel 2003 le nazioni del Mediterraneo hanno firmato una dichiarazione che ha gettato le basi per migliorare la ricerca scientifica, proteggere le aree vulnerabili e limitare lo sforzo di pesca. La riforma della Politica Comune della Pesca (PCP), adottata nel 2013, prevede che gli stock ittici debbano essere riportati a livelli sostenibili entro il 2020. Finora gli Stati Membri,

nel tentativo di garantire una pesca sostenibile, hanno ridotto le loro flotte ma l’effetto della riduzione dello sforzo di pesca si è riversato soprattutto sui livelli occupazionali e sociali, sia in Italia che negli altri Paesi che si affacciano nel mediterraneo, con miglia di posti di lavoro persi.  Non ci possiamo permettere di perdere ancora posti di lavoro. Se si vuole tentare una soluzione quindi c’è bisogno di coinvolgere in maniera più diretta i pescatori mettendo al centro dei futuri piani di gestione il problema della sostenibilità socio economico al pari di quella biologica.

Questo mi porta alla ragione per cui sono qui oggi: la commissione per gli Affari Sociali e occupazione dovrà dare una opinione alla Commissione Pesca sul tema degli stock ittici e sulla situazione socio-economica nel mediterraneo.

Come relatore ombra per il gruppo socialista e democratico devo apportare delle modifiche e dei miglioramenti al rapporto di base redatto da un deputato del partito comunista portoghese. Il progetto di rapporto è molto buono e quindi con le mie proposte emendative vorrei soltanto integrarlo e rafforzarlo senza stravolgerne la struttura di base. Sulle coste mediterranee almeno il 60 per cento dei pescatori lavorano nella pesca artigianale o di piccola scala e spesso l’identità, la cultura e i valori di molte comunità locali sono basate su queste attività. Per questo nell’ opinione viene sottolineata l’importanza della pesca artigianale e su piccola scala per la sostenibilità delle risorse, la conservazione ecologica e lo sviluppo socio-economico delle comunità di pescatori e la necessità di coinvolgere nel processo decisionale per le politiche sulla pesca, i pescatori e le loro associazioni, i sindacati e le comunità. Il miglioramento delle condizioni socio-economiche richiede, tra l’altro, un migliore accesso al credito e collegamenti più forti con le amministrazioni e istituzioni pubbliche e per questo chiediamo di incrementare la circolazione di informazioni e di sostegno alle organizzazioni di pescatori nelle procedure di richiesta dei fondi europei cosi da promuovere il rinnovo e l’ammodernamento delle flotte e il miglioramento dei dispositivi di sicurezza, come ad esempio, il sistema di localizzazione individuale posto nel giubbotto di salvataggio.

Ci tengo a precisare che le imprese di pesca artigianale e su piccola scala promuovono la continuità demografica nelle città e nei villaggi costieri, fornendo opportunità di lavoro a donne e giovani. É fondamentale valorizzare il ruolo delle donne nella pesca e incentivare il reclutamento dei giovani, valorizzando il lavoro e la formazione professionale; le associazioni e le organizzazione del settore.

Viene poi proposta la definizione di un salario minimo per i pescatori e la creazione di un fondo di compensazione salariale che copre i periodi di divieto di pesca, e che deve essere riconosciuto come tempo effettivo per fini pensionistici e di altri diritti di sicurezza sociale. Quest’idea di salario minimo però, a mio avviso, può funzionare solo se si mette l’asticella in alto stabilendo il minimo ad un livello alto e con il pieno e continuo coinvolgimento delle parti sociali nei vari stati membri.

Mi preme sottolineare che i lavoratori del settore della pesca necessitano di una protezione speciale, tenuto conto, fra l’altro, delle caratteristiche particolari che presenta il lavoro a bordo dei pescherecci, dell’elevato tasso di infortuni, come anche del rischio di malattie professionali e della loro frequenza rispetto ad altri settori in un ambiente di lavoro pericoloso. Un’altra questione è poi quella della distinzione non chiarissima fra orario di lavoro, riposo e tempo libero, e dell’impatto che ha sulla salute e sulla sicurezza la fatica derivante, in parte, da periodi di riposo di durata insufficiente. I pescherecci devono avere inoltre spazio sufficiente per le attività ricreative e avere strutture sanitarie adeguate. Preoccupante è anche la questione salariale con la prevalenza di rapporti di lavoro e formule salariali informali e non convenzionali. Il Parlamento ha appena approvato la proposta di direttiva, raggiunta con un accordo con le parti sociali, sull’attuazione della Convenzione sul lavoro nel settore della pesca nel 2007 dell’Organizzazione internazionale del lavoro.

Ci sono diverse iniziative che potrebbero avere un impatto positivo sul tessuto sociale occupazionale che siano compatibili con la riduzione dello sforzo di pesca. Penso ad esempio allo sviluppo di attività produttive integrative come la pesca- turismo, svolto da pescatori professionali, che consiste nell’imbarco, su navi da pesca, di persone a scopi turistico-ricreativi o di studio, sempre restando in piena sintonia con i principi di una pesca sostenibile che rispetti pienamente l’ecologia e la biodiversità del bacino stesso.

La pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata danneggia gli stock, la salute e la sicurezza dei pescatori. La protezione degli stock ittici e dell’ambiente marino dall’inquinamento e dalla pesca eccessiva e/o illegale è possibile soltanto attraverso la creazione di una rete integrata di sistemi di informazione e sorveglianza delle attività marittime, in stretta collaborazione con gli Stati e le regioni costiere interessate.

Ho anche intenzione di chiedere alla Commissione ad intensificare e facilitare lo scambio di buone pratiche di conservazione e a promuovere la creazione di zone marine protette finalizzate al recupero delle specie più minacciate. Si potrebbe anche proporre la creazione di un marchio speciale per i pesci catturati dalla pesca a basso impatto unita a delle campagne di informazione per i consumatori per promuovere un consumo responsabile di pesce e frutti di mare. Penso anche a misure che vietino le importazioni di pesce che non hanno informazioni sull’origine o sul modo di pesca. Mi piacerebbe avere un confronto su questi temi con voi perché entrando ora nella fase della procedura emendativa, credo che con la vostra conoscenza del settore possiate fornirmi spunti ed idee interessanti per rendere il testo più ricco e completo.