Articolo 1 – Movimento Democratico e Progressista si presenta con un’assemblea in città e lancia l’incontro nazionale del 1° luglio.

 

di Diego Defendini, Bergamonews – 29 giugno 2017

 

Articolo 1 (è l’articolo della costituzione che dice che l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro) – Movimento Democratico e Progressista (MdP): è un partito politico che ha visto i natali lo scorso 25 febbraio, con la diaspora di un gruppo di dissidenti della linea renziana del Partito democratico, da Pierluigi Bersani a Massimo D’Alema, da Roberto Speranza a Enrico Rossi, e che si sta facendo conoscere sul territorio. Anche a Bergamo si è tenuta un’assemblea a cui ha presenziato per l’occasione l’europarlamentare Antonio Panzeri, personalità di spicco e tra i più attivi all’interno del neonato movimento, che ha deciso di rispondere a qualche nostra domanda in merito ai temi caldi di questi giorni.

Tra i più giovani una gran voglia di politica. Seria

La prima domanda non può che essere legata all’incontro bergamasco: come è andata la serata?

L’assemblea è andata molto bene, c’è molto interesse e anche molta attesa, ovviamente i temi caldi della discussione sono stati quelli legati all’importante appuntamento che avremo a Roma il primo luglio in piazza Santi Apostoli. L’incontro si è concentrato soprattutto sul ruolo che Articolo 1 MDP avrà nell’ipotesi di allargamento del campo progressista e sull’esigenza di avere una chiarezza più forte dal punto di vista programmatico. Io sono uno di quelli che sta cercando di costruire Articolo 1 in giro per l’Italia e non solo: basti pensare che da poche settimane abbiamo fondato il nuovo circolo di Articolo 1 a Budapest, in passato lo abbiamo fatto anche a Bruxelles e stiamo cercando di crearne anche uno in Olanda. Sicuramente c’è l’esigenza per il movimento di non avere soltanto radici nazionali.

Vi seguono i giovani o solo “ex”?

Ci sono e sono anche tanti, i giovani. A differenza di quello che si possa immaginare c’è una larga fascia di ragazzi interessata alla politica. Lo abbiamo sperimentato e visto nel referendum del 4 dicembre: molti si sono stupiti (ma noi no) nel vedere che la stragrande maggioranza dei giovani ha votato per il no.

Dobbiamo mettere in campo un soggetto il più inclusivo possibile, che sia chiaro nel merito e che quel merito definisca, per così dire, gli spazi entro i quali si collocano le forze.

Parliamo di contenuti: i voucher.

Sui voucher noi non abbiamo votato la fiducia, sia alla Camera che al Senato, uscendo anche dall’aula. Non c’è solo una questione di merito, ma anche una questione democratica. L’idea di abrogare qualsiasi norma legata ai voucher per evitare il referendum e reintrodurre norme più o meno simili 15 giorni dopo è un vero e proprio schiaffo, non solo verso tutte le persone che hanno firmato per il referendum, ma per la democrazia. Ed è proprio per questo che siamo scesi in piazza sabato 18 giugno al fianco della Cgil.

Dopo i voucher la tematica legata allo Ius soli è sicuramente quella più delicata.

Lo Ius soli è di sicuro un tema importante e noi ovviamente non possiamo che essere d’accordo con il governo: è una norma che va approvata il più rapidamente possibile, in modo da consegnare finalmente l’Italia nel novero dei Paesi più avanzati dal punto di vista dei diritti civili.

Pisapia si è auto proclamato “traghettatore” tra il Pd e la sinistra, tra cui voi: che ne pensa?

Il dato fondamentale è questo: il 1° luglio faremo una importante iniziativa in piazza Santi Apostoli, il luogo simbolo dell’Ulivo, anche se la storia non si deve ripetere pari pari, non dobbiamo per forza usare i calzoni del 2006 per vestire l’Italia del 2017. Il compito che abbiamo è quello di allargare il campo dei democratici e progressisti, la nostra idea di base è questa: costruire una forza di sinistra che lavori per un nuovo centrosinistra. Il compito è quello di introdurre elementi di grande discontinuità col passato, anche sulle modalità con cui si selezionano le leadership. E’ per questo che il nostro rapporto con Pisapia è fondato: pensiamo sia un soggetto importante che può allargare il campo, ma nel segno della discontinuità portando discussioni legate ai voucher o al Jobs act.”

A sinistra c’è si parla già di primarie di coalizione: strada percorribile?

Non esiste. Oggi come oggi la legge elettorale non è coalizionale, ma proporzionale, quindi non ha senso farle.

Voi preferireste il proporzionale?

Abbiamo proposto in tempi non sospetti una sorta di Mattarellum 2.0, Quella “cosa” che avevano messo in campo i 4 partiti è abortita. Oggi c’è questa legge e per i prossimi sei mesi che ci dividono dalle elezioni non penso siano in grado di mettere in campo delle nuove proposte. Mancano proprio le condizioni minime per poter immaginare un’ipotesi maggioritaria.

La quota di sbarramento del 3% alle elezioni immaginiamo non vi spaventi, giusto?

Credo di poter dire con sicurezza di non avere problemi di questo tipo, per quanto riguarda lo sbarramento sia del 5% che era previsto nella legge elettorale sulla falsariga di quella tedesca che invece l’attuale che invece prevede il 3%. Il problema non è fantasticare, ma guardare la realtà per quella che è, e la realtà oggi ci dice che non ci sono norme a supporto per un’idea coalizionale e soprattutto c’è tutto un programma da scrivere.

Dunque coalizione di partenza non è fattibile, e l’idea di una possibile unione?

Dobbiamo mettere in campo un soggetto il più inclusivo possibile, che sia chiaro nel merito e che quel merito definisca, per così dire, gli spazi entro i quali si collocano le forze. E’ chiaro che noi vogliamo costruire, se sarà possibile, queste ipotesi con Pisapia e poi vorrei segnalare che c’è anche un altro punto importante.  Il 18 giugno abbiamo incontrato infatti, i comitati del no al referendum, sostenuti da Montanari e Falcone, che sono per noi un pezzo di sorgente alla quale attingere: possono essere sicuramente compagni di squadra. Se riteniamo che una forza di questa natura abbia ragione di esistere, come io penso, e che possa essere una forza che condizioni positivamente l’andamento della politica del centrosinistra allora bisogna sicuramente rinforzarla.

Ma, viste le grandi astensioni, anche ai ballottaggi recenti, c’è ancora voglia di politica?

C’è c’è… e lo constato con piacere. Faccio l’esempio del mio paese, Calusco d’Adda, dove al referendum ha votato il 70% degli aventi diritto mentre, alle amministrative solo il 63%. Questo dimostra che vi è stata una forte politicizzazione del voto, a maggior ragione il nostro progetto e le nostre idee vanno a gente che è “dispersa” a quella che è ritornata a votare su quel tema e gente che è uscita dai vecchi partiti, quindi c’è sicuramente un campo su cui investire e se l’investimento darà i suoi frutti, anche facendoci andare in doppia cifra, è chiaro che si può mettere in campo una nuova idea di centrosinistra per il paese. Per tutto questo spero di vedere nel primo di luglio, attraverso un’ampia partecipazione l’avvio di un nuovo percorso per l’Italia e per la sinistra.