“Un bracciante siciliano aveva una cultura politica più alta di quella che oggi può avere un dirigente del Pd. Il popolo non è preparato come un tempo, è più vulnerabile perché non ci sono partiti che facciano battaglie per una cultura di massa.
Siamo di fronte alla rottura del sistema dei partiti, la partecipazione e il volontariato politico sono vicini allo zero. Tutto questo non interessa a nessuno, quando tutti dovrebbero preoccuparsi proprio di questo aspetto, perché i giovani che fanno politica sono davvero pochi. Servono forze che facciano battaglie politiche vere e di massa, non ce ne sono più da trent’anni per aumentare la cultura politica”.

Così scriveva solo poche settimane fa Emanuele Macaluso centrando una delle questioni dirimenti della crisi della sinistra in Italia e non solo, ossia quella della cultura politica.

Se crediamo infatti che valga davvero la pena costruire insieme quella forza alternativa di sinistra che ritorni ad occuparsi di combattere le disuguaglianze, di tutelare l’ambiente, di ridare dignità al lavoro e insomma di dare una rappresentanza agli ultimi, non possiamo pensare di farlo senza un orientamento generale, un obiettivo di lotta, un progetto complessivo e di lunghe vedute che inevitabilmente richiede alla base capacità di analisi, consapevolezza, coscienza e un patrimonio di valori.

Vivere in prima persona i luoghi delle grandi decisioni e di istituzioni nate dal sogno e dalla scommessa dei nostri padri politici dà sempre un’emozione particolare, specialmente se si tratta dei moderni e suggestivi edifici del Parlamento Europeo.

E’ oggi più che mai, di fronte al ripiegamento della globalizzazione e al crollo dell’ideologia neo-liberista che ci ha accompagnato a lungo, con una politica (e un centro-sinistra) capace solo di “gestire al meglio l’esistente” ma mai di governare e condizionare realmente mutamenti rapidi ed epocali in mano alla finanza, che l’assenza di una cultura politica alternativa si fa urgentemente sentire.

Articolo UNO ha scelto di affrontare questa sfida e di iniziare a farlo nel migliore dei modi, investendo prima di tutto sulla formazione dei propri giovani militanti, le gambe su cui il cantiere dovrà reggersi.

In questo contesto si colloca “Europa e(‘) futuro”, la Autumn School organizzata la scorsa settimana presso la sede del Parlamento Europeo di Bruxelles dagli europarlamentari del movimento e del gruppo S&D Zanonato, Panzeri e Paolucci, un’occasione importante di riflessione, formazione e dibattito per quasi 100 ragazzi e ragazze provenienti da tutta Italia.

Tanti e di diversa provenienza i relatori si sono soffermati su svariati temi, dal futuro delle politiche climatiche, ovvero la più grande sfida che l’umanità si trovi oggi ad affrontare, all’immigrazione e solidarietà, ai giovani e alla geopolitica, ciascuno dei quali inquadrato nella dimensione minima entro cui porci per guardare al futuro: l’Europa.

Vivere in prima persona i luoghi delle grandi decisioni e di istituzioni nate dal sogno e dalla scommessa dei nostri padri politici dà sempre un’emozione particolare, specialmente se si tratta dei moderni e suggestivi edifici del Parlamento Europeo. Farlo non da semplici visitatori ma da veri protagonisti di un processo di rinascita è un’opportunità che ha riempito chi vi scrive oltre che di gratitudine verso gli organizzatori di una responsabilità importante: quella di acquisire gli strumenti necessari a farsi artefice del proprio domani, un qualcosa che dovrebbe assumere, come ribadito dallo stesso coordinatore nazionale Speranza, una dimensione non saltuaria ed occasionale ma costante, periodica, permanente. Aggiungerei: collettiva e di massa.

Si è cominciato con una citazione e si concluderà con un’altra, celebre, di Antonio Gramsci. «Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza».

Questa dovrà essere per tutti noi la strada da seguire, insieme.

Grigorij Filippo Calcagno, Articolo 1 – MDP Modena