Caro direttore, le riflessioni svolte da Paolo Macry, nell’articolo pubblicato domenica dal suo giornale, possono rappresentare un’utile occasione per discutere sul futuro della sinistra italiana a Napoli ed in Italia. Il mio contributo parte dalle considerazioni finali di Macry che, citando il professor Calise, conclude il suo articolo affermando che le prossime elezioni saranno decise dal voto dei giovani sempre più lontani ed infastiditi da «una politica politicante». Sono perfettamente d’accordo: è stato così anche nel referendum del 4 dicembre. Come si fa ed evitare una «politica politicante»? Io credo sia indispensabile mettere in soffitta un dibattito politico fatto solo di formule, di sigle, completamente separato dai contenuti, dai problemi reali del paese. Un dibattito fatto unicamente di tatticismi, che maschera la sua pochezza politica ed intellettuale nell’affannosa ricerca di nuovi leader a destra ed a sinistra. Si tratta di una scelta obbligata se vogliamo sconfiggere il primo partito italiano che ormai da tempo è il partito dell’astensione. Ed allora, per favore, smettiamola di parlare di coalizioni, in modo astratto. Caro Macry, non è un problema di prudenza ma di coerenza. Oggi non esistono le condizioni per un accordo elettorale con il Pd.

La destra propone una sua ricetta, la sinistra italiana ed europea appare balbettante. Attenzione a non capovolgere la realtà. La nostra scissione non è la causa del possibile successo delle destre.

Non per questioni personali ma per una montagna di questioni di merito. Oggi non sulle persone ma sulle scelte da fare per rilanciare l’Italia quel che ci divide è maggiore di quello che ci unisce. Non prendiamoci in giro su lavoro, tasse, riforma del welfare, diritti dei lavoratori, diritti civili, immigrazione, non abbiamo (oggi) un minimo comune denominatore. Alle soglie dei sessant’anni non sono diventato un pericoloso estremista. Ero e resto un riformista, un uomo di governo. È lontana mille miglia dalla mia cultura politica l’idea della ridotta minoritaria, il recinto dei duri e puri per fare testimonianza. Lavoro e mi batto per cambiare il centrosinistra. Per farlo non possiamo esorcizzare le differenze perché vogliamo tornare al governo con un programma diverso (questo è il senso della parola discontinuità) coerente con i nostri valori. Altrimenti come in Germania ed in Francia andiamo incontro a nuove pesanti sconfitte . Attenzioni chi vota per i populisti non sono marziani ma uomini e donne in carne ed ossa. Sono i giovani che dopo la laurea sono mortificati con stage da 300 a 500 euro o costretti a lavorare in call center con pochi diritti e salari di fame. Sono i lavoratori che hanno meno diritti e minori ammortizzatori sociali, sono i dieci milioni di italiani che non hanno la possibilità di curarsi, sono i nuovi poveri. Saranno gli operai dell’Ilva mortificati da un piano di ristrutturazione dell’azienda irricevibile. La destra propone una sua ricetta, la sinistra italiana ed europea appare balbettante. Attenzione a non capovolgere la realtà. La nostra scissione non è la causa del possibile successo delle destre. La destra ha molte possibilità di vincere in Italia perché politiche sbagliate hanno aperto autostrade al gran ritorno di Berlusconi, al razzista Salvini, a Beppe Grillo. Se non mettiamo, rapidamente, in campo una nuova proposta politica milioni di italiani alle prossime elezioni politiche resteranno a casa o ci daranno un sonoro schiaffone votando al sud per i cinque stelle ed al nord per la lega. Attenzione, recuperare e rappresentare questi elettori è necessario per arginare i populisti e non far vincere la destra e riaprire il cantiere del centro sinistra. Chi pensa di risolvere i problemi che ho sommariamente esposto con il richiamo al «voto utile» dimostra di non aver capito la lezione del 4 dicembre. Così è anche a Napoli. Io credo, sia possibile. Anche qui ripartendo dalla realtà, dalle scelte da compiere, non dalle nostre vecchie divisioni. Il punto di ripartenza mi sembra obbligato. Avere una iniziativa comune per rimettere al centro del dibattito politico il futuro del Sud. Le prime pagine dei giornali sono piene del Referendum leghista in Lombardia e Veneto ed il Pd incredibilmente è schierato per il sì. Parliamoci chiaro, con gli attuali livelli di crescita, il sud ritornerà ai livelli pre crisi nel 2028. Un disastro sociale ed economico. C’è bisogno di un sussulto della sinistra meridionale. Sono indispensabili proposte nuove, di autonomia politica e di un salto di qualità dell’azione di de Magistris e De Luca. In questo sforzo noi ci sentiamo pienamente impegnati.

Dal Corriere del Mezzogiorno – Edizione Campania del giorno