Le notizie sui livelli di concentrazione di anidride carbonica nell’aria nel 2016 rendono ancora più importante la buona riuscita della conferenza COP 23 sui cambiamenti climatici che si svolgerà a Bonn, Germania, dal 6 al 17 novembre 2017. Il programma della 23esima Conferenza delle parti della Convenzione quadro ONU sui cambiamenti climatici è incentrato sull’attuazione dell’Accordo di Parigi del 2015. In vista dell’appuntamento, il Parlamento europeo ha approvato il 4 ottobre una risoluzione di indirizzo, richiamando ancora una volta la necessità di politiche più ambiziose in questo campo da parte degli Stati membri.

La conferenza ha l’obiettivo di definire le modalità di applicazione dell’accordo di Parigi in una vasta gamma di ambiti: trasparenza, adattamento, riduzione delle emissioni, linee di finanziamento, sviluppo delle capacità e tecnologia. La relazione 2016 sul divario delle emissioni (emissions gap report) ha rilevato che i contributi stabiliti a livello nazionale presentati non sono abbastanza ambiziosi rispetto all’obiettivo di mantenimento del riscaldamento globale entro 1,5 e 2 gradi. Il ritiro degli Stati Uniti d’America, il secondo maggiore produttore di emissioni a livello mondiale, aggiunge ulteriore incertezza alle prospettive di raggiungimento degli obiettivi.

La 23esima Conferenza ONU sui cambiamenti climatici è incentrata sull’attuazione dell’Accordo di Parigi del 2015. E il Parlamento europeo, sotto impulso determinante dei socialisti e democratici, ha recentemente richiamato la necessità di politiche climatiche più ambiziose.

A ciò si aggiungono i dati forniti dall’ONU, che si basano sui calcoli dell’organizzazione meteorologica mondiale (WMO), secondo cui la concentrazione di CO2 nell’aria ha raggiunto nel 2016 le 403.3 ppm (parti per milione), laddove la soglia di sicurezza da non superare era fissata a 350 ppm.

Si tratta di un aumento del 50% rispetto alla media degli ultimi dieci anni, e del 145% rispetto al 1750, quando la concentrazione di CO2 in atmosfera era di 280 ppm.

Sono dati preoccupanti e rivelano come le economie mondiali siano sì riuscite a mantenere stabile il livello di emissioni di gas serra, ma non a ridurlo come dovrebbero fare. Secondo le stime, di questo passo in venti anni si arriverà a 450 parti per milione, ovvero a un aumento della temperatura globale di più di 2 gradi rispetto al livello pre-industriale.

L’appuntamento di Bonn è perciò tanto più importante in quanto dal suo esito dipende il futuro dell’Accordo di Parigi. In assenza di una intesa sulle modalità di applicazione e implementazione degli obiettivi definiti nel dicembre 2015, infatti, ogni ipotesi di rilancio dell’agenda climatica rischia di impantanarsi nelle secche della COP24 prevista per fine 2018 a Katowice.

 

Vai alla risoluzione del Parlamento europeo del 4 ottobre

Vai alla posizione del Consiglio in previsione della COP23

Vai alla campagna Progressives4Climate del Gruppo dei Socialisti e democratici

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Vai al sito UNFCC(ONU) sull’Accordo di Parigi